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Viva Burilla – Super festino dei Dodi & i Monodi e Michele Poletto DJ il 17 aprile 2010


2010
03.31

Super festino dei Dodi & i Monodi e Michele Poletto DJ set insieme agli
amici Ciarli Albedo, The Manager, l’Uomo Silver, Nicoletta Oscuro, Hugo
Samek, Luciano Lunazzi ed altri ancora.
Saranno presenti i banchetti di Emergency, SerT, Ce.V.I. e Legambiente.
Durante la serata partirà, prima in Italia, la raccolta delle firme per
l’abrogazione della legge sulla privatizzazione dell’acqua. Il tutto in
collaborazione con Music Team e Rototom Sunsplash.
Ingresso a gratis!

Vi aspettiamo!

http://monodi.wordpress.com/
http://www.facebook.com/pages/Dodi-i-Monodi/207971290617D&iM_VivaBurilla

Siete tutti invitati a: “Il funerale dell’acqua”


2009
11.13

Sabato 14 novembre

Udine piazza Lionello ore 17.00

manifestazione ideata in collaborazione con “Dodi&Monodi” che prevede la messa in scena del funerale dell’acqua guidata da Don Beliv, il noto personaggio impersonato anche durante i concerti.

Seguirà alle ore 18.00 sempre in Piazza Lionello la:
consegna delle firme raccolte per l’appello “SALVA L’ACQUA”

ai Parlamentari del Friuli Venezia Giulia alla quale parteciperanno anche Sindaci, Amministratori pubblici, Consiglieri oltre ai firmatari e alle organizzazioni che hanno diffuso l’appello.

Ti aspettiamo!

Per maggiori informazioni:

tel: + 39 0432 548886
e-mail: info@cevi.coop
web: www.cevi.coop

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Ce.V.I. – Centro di Volontariato Internazionale per la cooperazione allo sviluppo
Via Torino 77 – Paderno – 33100 UDINE – Tel ++39-0432-548.886 – Fax ++39-0432-486.929
e-mail: info@cevi.coop – skype: cevi-info – sito web: www.cevi.coop
C.F. 94014940301 – c/c postale n. 12003331
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Appello

Premio Nobel per la Pace 2010 alla Donna Africana

logo_noppawL’Africa cammina con i piedi delle donne. Abituate da sempre a fare i conti con la quotidianità della vita e con la sfida della sopravvivenza, ogni giorno centinaia di migliaia di donne africane percorrono le strade del continente alla ricerca di una pace durevole e di una vita dignitosa. Gran parte di loro fanno fino a 10-20 chilometri per portare l’acqua alla famiglia. Poi vanno, sempre a piedi, al mercato, dove, per tutta la giornata vendono quel po’ che hanno, per portare la sera a casa il necessario per nutrire i propri figli. Riproducendo così ogni giorno il miracolo della sopravvivenza. Pullulano di donne i mercati delle città africane. In un arcobaleno di colori, dove insieme con i beni di scambio, si incontra la gioia di vivere e il calore della convivialità. Spesso sulle loro spalle i figli che ancora non camminano. Oppure attorno ad esse la corsa e il rumore dei bambini, la cui cura è completamente affidata a loro. A volte, anche se non sono loro figli. Perché nell’Africa delle guerre e delle malattie, le donne sanno accogliere, nella propria famiglia, i piccoli rimasti orfani.

Sono in maggioranza le donne a lavorare i campi in una terra che quasi mai appartiene a loro, solo perché donne. Ad esse che controllano il 70% della produzione agricola, che producono l”80% dei beni di consumo e assicurano il 90% della loro commercializzazione, è quasi sempre impedito di possedere un pezzo di terra.

Sono decine di migliaia le piccole imprese che le donne africane hanno organizzato attraverso il microcredito, in tutti i settori dell’economia: dall’agricoltura, al commercio, alla piccola industria. Sono migliaia, forse decine di migliaia, le organizzazioni di donne impegnate nella politica, nelle problematiche sociali, nella salute, nella costruzione della pace. E sono le donne quelle che con più coerenza, assicurano, nell’Africa troppo spesso segnata dal malgoverno e dalla corruzione, la speranza del cambiamento e della democrazia.

Sono le donne africane che, in condizioni quasi impossibili a causa del maschilismo, della poligamia, del disinteresse o dell’assenza degli uomini, continuano a difendere e a nutrire la vita dei loro figli; a lottare contro le mutilazioni genitali, a curare i più deboli e indifesi.

Sono le donne africane che, di fronte alle prevaricazioni del potere, sanno alzarsi in piedi per difendere i diritti calpestati.

Dentro al dramma della guerra soffrono le pene dei padri, dei fratelli, dei mariti e dei figli votati al massacro. Si strappare bambine e bambini costretti a fare i soldati e ad ammazzare. Per loro poi, per i loro corpi e le loro persone, se vengono risparmiate dalla morte, spesso è pronta la peggiore delle violenze, che salva forse la vita, ma colpisce per sempre l’anima.

Le donne sono la spina dorsale che sorregge l’Africa. In tutti i settori della vita: dalla cura della casa e dell’infanzia, all’economia, alla politica, all’arte, alla cultura, all’impegno ambientale.

Per questo, in Africa, non è pensabile alcun futuro umano, senza la loro partecipazione attiva e responsabile. Senza l’oggi delle donne non ci sarebbe nessun domani per l’Africa.

Certo è indiscutibile il progresso che le donne africane hanno compiuto nella vita politica, economica e culturale a tutti i livelli. Ma ciò non rappresenta che una goccia nell’oceano nella valorizzazione delle loro capacità e del loro impegno.

Per questo vogliamo lanciare una campagna internazionale. Perché sia formalmente e ufficialmente riconosciuto questo loro ruolo, troppo spesso dimenticato. In questo nostro mondo, segnato da una crisi che non è solo economica, ma anche umana, le donne africane, con il loro umile protagonismo, possono indicare un percorso nuovo per ricostruire su basi più giuste e più umane la convivenza. Possono divenire un investimento per il presente e il futuro non solo dell’Africa ma del mondo intero.

Sia la comunità internazionale a trovare le giuste forme, anche attraverso l’attribuzione alla Donna Africana del Premio Nobel per la pace nell’anno 2010, per far conoscere, valorizzare e proporre come esempio il suo impegno tanto importante per la crescita umana dell’Africa e del mondo.